STRESS DA CALDO NELLE VACCHE DA LATTE: LA GIORNATA SI VINCE DI NOTTE
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Alle cinque del mattino l’aria può sembrare più fresca.
Ma la domanda importante non è come percepiamo noi la temperatura. La domanda è un’altra:
le vacche hanno realmente smaltito il calore accumulato durante il giorno?
Se al mattino presto gli animali respirano ancora velocemente, rimangono a lungo in piedi, riposano poco o mostrano scarso interesse verso la mangiatoia, la giornata precedente potrebbe non essere ancora terminata dal punto di vista fisiologico.
La mandria sta iniziando un nuovo giorno portandosi dietro il carico termico di quello precedente.
Ed è proprio questo uno degli aspetti meno visibili e più sottovalutati dello stress da caldo nelle vacche da latte.
Il caldo non finisce quando tramonta il sole
Durante il giorno, la bovina accumula calore proveniente dall’ambiente e dalla propria attività metabolica.
La produzione di latte, la digestione e la fermentazione ruminale generano infatti calore. Per questo le bovine ad alta produzione sono particolarmente sensibili alle condizioni climatiche sfavorevoli.
La notte dovrebbe rappresentare una fase di recupero: la temperatura ambientale diminuisce, l’animale disperde parte del calore accumulato e può tornare gradualmente verso una condizione di maggiore equilibrio.
Quando, però, temperatura e umidità rimangono elevate anche nelle ore notturne, questo recupero può essere incompleto.
Una recente analisi condotta su due anni di dati aziendali ha evidenziato che una ridotta diminuzione notturna del THI limita il recupero fisiologico e favorisce l’accumulo di stress termico nei giorni successivi. Lo studio ha inoltre associato un THI notturno elevato a effetti ritardati su ingestione, produzione e indicatori di salute della mandria (Mylostyvyi, R.; Izhboldina, O., 2025)
In altre parole, non conta soltanto quanto sale il THI durante il pomeriggio: conta anche quanto riesce a scendere durante la notte.
Una vacca che non recupera parte già in svantaggio
Immaginiamo la capacità della bovina di affrontare il caldo come una batteria.
Durante le ore più calde la batteria si scarica: l’animale utilizza energia per disperdere calore, modifica la respirazione, aumenta il consumo di acqua e tende a ridurre le attività che producono ulteriore calore, compresa l’ingestione.
La notte dovrebbe permettere alla batteria di ricaricarsi.
Se la stalla rimane calda e umida, la ricarica è solo parziale. Il giorno successivo la vacca riparte quindi con meno capacità di adattamento.
Dopo più giornate consecutive senza un sufficiente recupero notturno, lo stress non è più legato soltanto al singolo picco di temperatura: diventa un carico termico cumulativo.
È così che una sequenza di giornate apparentemente gestibili può trasformarsi in una fase critica per ingestione, benessere, fertilità ed efficienza produttiva.
Cosa ci dice la ricerca sul raffrescamento notturno
Uno studio pubblicato sul Journal of Dairy Science ha confrontato, per 106 giorni, due gruppi di bovine: uno sottoposto a raffrescamento prevalentemente diurno e uno che riceveva un raffrescamento potenziato anche durante la notte.
Nel corso della prova, le bovine raffrescate anche nelle ore notturne hanno prodotto mediamente 2,05 kg di latte in più al giorno e hanno mantenuto una temperatura ruminale inferiore.
L’aspetto forse più interessante è emerso dopo l’ondata di caldo più intensa: nei sei giorni successivi, il gruppo sottoposto a raffrescamento diurno e notturno ha mostrato una produzione superiore di 3,61 kg di latte per capo al giorno rispetto al gruppo raffrescato solamente durante il giorno. Si tratta dei risultati di una specifica prova sperimentale, che non rappresentano una garanzia automaticamente replicabile in ogni allevamento, ma mostrano chiaramente quanto la capacità di recuperare dopo il caldo possa influenzare le performance successive.
Il vero obiettivo, quindi, non è soltanto aiutare la bovina a superare il pomeriggio più caldo.
È permetterle di arrivare al mattino successivo in condizioni migliori.
La prova delle cinque del mattino
Per capire se la mandria sta recuperando, può essere utile osservare la stalla nelle prime ore del mattino, prima che la temperatura ricominci a salire.
Per alcuni giorni consecutivi, l’allevatore può controllare quattro aspetti.
1. La respirazione
Le bovine respirano tranquillamente oppure mostrano ancora una respirazione accelerata?
Una frequenza respiratoria elevata nelle ore teoricamente più fresche può indicare che gli animali stanno ancora cercando di disperdere il calore accumulato.
2. Il riposo
Quante vacche sono coricate?
Durante il caldo le bovine tendono spesso a trascorrere più tempo in piedi, una posizione che facilita la dispersione del calore ma che può ridurre le ore dedicate al riposo. Se questo comportamento prosegue per più notti, possono aumentare la pressione sugli arti e le difficoltà di recupero.
3. La ruminazione notturna
I sistemi di monitoraggio mostrano una ripresa della ruminazione durante la notte oppure i valori rimangono inferiori alla normalità aziendale?
Più che cercare un numero valido per tutte le stalle, è utile confrontare il dato con la normale attività della propria mandria nei periodi climaticamente favorevoli.
4. Il THI minimo all’interno della stalla
La temperatura registrata dalla stazione meteorologica esterna non descrive sempre le condizioni realmente vissute dagli animali.
Il sensore dovrebbe essere posizionato nella zona occupata dalle bovine, tenendo conto dell’umidità, del movimento dell’aria e delle caratteristiche della struttura. Registrare anche il THI minimo notturno permette di capire se la stalla sta realmente offrendo una fase di sollievo.
Raffrescare di notte non significa semplicemente lasciare accesi i ventilatori
Un ventilatore acceso non garantisce automaticamente un raffrescamento efficace.
È necessario verificare che l’aria raggiunga gli animali, soprattutto nelle aree in cui trascorrono più tempo: zona di riposo, mangiatoia, sala d’attesa e uscita dalla mungitura.
Durante le fasi più critiche è quindi importante:
- controllare l’effettivo movimento dell’aria all’altezza delle bovine;
- mantenere puliti e funzionanti ventilatori e sistemi di bagnatura;
- evitare che l’umidità eccessiva o una gestione non corretta dell’acqua peggiorino il microclima;
- favorire l’accesso all’alimento nelle ore più fresche;
- garantire acqua pulita, fresca e facilmente raggiungibile.
La strategia deve essere adattata alla struttura, alla densità degli animali e alle condizioni climatiche presenti in ogni singolo allevamento.
Ambiente e nutrizione devono lavorare insieme
Ventilazione, raffrescamento, acqua e gestione della mangiatoia rappresentano la prima linea di intervento.
Ma durante periodi prolungati di caldo e umidità anche la razione deve accompagnare la risposta fisiologica dell’animale.
Una vacca che mangia meno introduce meno nutrienti proprio mentre il suo organismo sta sostenendo un maggiore impegno per la termoregolazione. Allo stesso tempo, l’aumento della respirazione e del consumo di acqua modifica le esigenze legate all’equilibrio minerale e alla reidratazione.
Per questo, da anni, Deatech supporta le stalle da latte con Thermoextra e Hydro Extra, due soluzioni da inserire nell'unifeed in base al livello di stress e alla tipologia di razione adottata.
Thermoextra è un integratore da aggiunta che contiene capsaicina, polifenoli e sostanze naturali appetizzanti ed è formulato per sostenere appetito, ingestione, salivazione, equilibrio ruminale e naturali meccanismi di dispersione del calore.
Hydro Extra, integratore estivo completo, combina estratti vegetali, composti antiossidanti, elettroliti e minerali specifici. È pensato per affiancare al supporto dell’ingestione e dell’equilibrio ruminale anche un intervento mirato sul consumo di acqua e sulla reidratazione durante i periodi più critici.
Le soluzioni nutrizionali non sostituiscono il raffrescamento della stalla. Al contrario, ne completano l’azione, aiutando l’allevatore a costruire una strategia che tenga insieme ambiente, acqua, mangiatoia e metabolismo della bovina.
La domanda da farsi domani mattina
Quando entri in stalla alle prime ore del giorno, non limitarti a controllare quanto latte è arrivato in cisterna.
Osserva la mandria e chiediti:
le mie vacche hanno recuperato durante la notte oppure stanno iniziando un nuovo giorno ancora sotto stress?
Perché il caldo più pericoloso non è sempre quello che si vede alle tre del pomeriggio.
A volte è quello che, alle cinque del mattino, non è ancora andato via.
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